Psicoterapia di coppia

PSICOTERAPIA DI COPPIA

 Amore non è guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione
(Antoine de Saint Exupéry)

La psicoterapia di coppia è un intervento terapeutico finalizzato ad aiutare i coniugi/conviventi in difficoltà a superare i momenti critici che incontrano nel loro cammino insieme.
Negli ultimi trenta/quarant’anni vi è stata una continua e rapida evoluzione sociale che vede la nascita di una coppia e/o di una famiglia, in progressiva trasformazione. Le situazioni familiari non sono più stabili ma «liquide» (Bauman, 2003), in cui figli e partner si sperimentano in combinazioni a volte inusuali e molto diverse rispetto agli inizi dello scorso secolo.

Oggi, la famiglia e dunque la coppia sembra mettere in secondo piano il legame di parentela in quanto tale, ponendo una maggiore attenzione all’aspetto affettivo della relazione, identificato con la piena soddisfazione dei partner.

Le relazioni di coppia rappresentano, un baricentro importante nella vita affettiva degli esseri umani; rispondono ai bisogni di intimità e vicinanza, di amore e protezione, è quindi un luogo che rappresenta una fonte di conforto affettivo in una condizione di stabilità. La relazione di coppia ha la caratteristica di essere dinamica, in continua trasformazione.

I sentimenti e le emozioni della fase dell’innamoramento si trasformano in un sentimento più profondo e stabile, un rapporto d’amore. Nella coppia si portano desideri, aspettative e proiezioni che si intrecciano e, a volte, si oppongono a quelli dell’altro. Ma nel tempo, una coppia attraversa molte vicende sia interne sia esterne che possono incidere e cambiare la sintonia del rapporto iniziale. Le esperienze della vita, possono arricchire la coppia ma al contempo mettere a dura prova, le emozioni, i desideri, i sentimenti. Non sempre la coppia riesce ad affrontare alcune esperienze cruciali della vita in parallelo. Le persone all’interno della coppia possono quindi sentirsi sole, cambiate, non capite, non ascoltate, non supportate. Ognuno alza il proprio muro e nei rispettivi dolori il non dialogo o il dialogo rivendicativo può diventare la barriera che separa e che divide.
Una coppia funziona quando favorisce lo sviluppo emotivo e la crescita personale di entrambi ma, in alcuni momenti, può accadere che ciò venga meno: la coppia entra in una situazione di stallo che genera sofferenza reciproca. Accade quindi che ciascuno si concentra principalmente sui propri bisogni e tende a mettere in luce le colpe dell’altro. Le discussioni e litigi diventano i protagonisti della vita di coppia. Questa situazione può essere determinata da diversi fattori: mancanza di fiducia e intimità, disaccordi sulla gestione della vita familiare o di coppia, disagio nei rapporti con le famiglie d’origine, depressione, difficoltà nell’affrontare un cambiamento. Alcune coppie in crisi, prima di giungere alla scelta di lasciarsi, decidono di intraprendere una terapia di coppia, per tentare di salvare il loro rapporto
È importante sottolineare che le difficoltà, i litigi o le incomprensioni fanno parte delle relazioni umane e quindi a maggior ragione nelle relazioni di coppia; la difficoltà non risiede nel fatto di non avere conflitti, ma nel non saperli gestire e/o affrontare.

In sintesi quando è indicata la terapia di coppia:
  1. 1. entrambi i coniugi/conviventi sono motivati a rendere la loro relazione più soddisfacente
    2. il conflitto tra i coniugi/conviventi è distruttivo e logorante
    3. manifesto disagio di uno o entrambi i coniugi/conviventi
    4. per sostenere il partner/convivente in un momento di grossa difficoltà (malattia, perdita del lavoro, stress acuto, disagio psicologico, ecc.)
    5. il rischio di coinvolgere i figli nel conflitto di coppia è elevato
    6. nel caso in cui il conflitto cronico nella coppia crea un disagio psicologico nei figli
Quale Terapia?

Ma in cosa consistente intraprendere una terapia di coppia?
Come dice la parola stessa la terapia si rivolge ad entrambi i membri della coppia, non è quindi una terapia famigliare (non vengono cioè coinvolti i figli) ne vi è la sola presa in carico del singolo.
Entrambi i partner quindi hanno la possibilità di raccontare le loro emozioni, i loro pensieri, i propri punti di vista. La domanda che più spesso ci sente dire è: “ci dica chi ha ragione!” oppure “chi è che sbaglia tra i due?” La coppia spesso chiede al terapeuta di prendere una posizione, di scegliere chi ha torto e chi ha ragione, come se si fosse di fronte ad un giudice. Spesso, la parte più difficile è proprio quella di spigare che il ruolo del terapeuta non è quello di schierarsi, di giudicare, ma di accogliere i vissuti di entrambi che possono essere diversi e contrastanti ossia il motivo per cui sono in terapia.
L’obiettivo della terapia di coppia è quello di fornire loro una nuova chiave di lettura dei loro comportamenti, dei propri ruoli vecchi e nuovi, al fine di individuare e apportare dei cambiamenti che possano ristabilire serenità ed equilibrio all’interno della coppia stessa. A volte le coppie stesse hanno la consapevolezza che il loro rapporto fortemente in crisi, può essere in una fase di non ritorno o comunque fortemente compromessa ma decidono di farsi aiutare nell’affrontare psicologicamente l’eventuale fine del rapporto laddove, soprattutto in presenza di figli, il continuo litigio o indifferenza logora l’intero nucleo famigliare.
Lo scopo di una terapia è anzitutto quello di favorire la costruzione di un ambiente tranquillo, in cui cui le difficoltà relazionali possono essere comunicate e negoziate, può esserci un aumento 
dell’accettazione reciproca, può esserci una diminuzione un’attenuazione della crisi, il miglioramento della comunicazione e della risoluzione dei problemi, la costruzione di un legame di 
attaccamento, il miglioramento della complicità dei partner e l’incremento della sessualità. La terapia di coppi,a può essere quindi un’occasione importante di cambiamento nella quale i partner mettono in luce aspetti chiave della loro personalità ossia le strategie di base per regolare la le proprie emozioni e cognizioni che compongono il senso di sé.

La procreazione costituisce il desiderio profondo di ogni individuo di avere un figlio e rappresenta una tappa evolutiva fondamentale nell’acquisizione dell’identità psicosociale individuale e dell’identità di coppia. Il desiderio di un bambino non nasce tuttavia soltanto dal profondo sentimento di procreare dato dell’istinto individuale ma dipende anche da altri fattori: dallo sviluppo delle personalità individuali, da fattori economici, dai processi interpersonali tra i partners e dalle dinamiche familiari.
Il desiderio di maternità e paternità è il risultato di dinamiche complesse che riguardano aspetti biologici, istintuali, culturali, condizionamenti sociali, esperienze individuali, apprendimenti, fantasie e rappresentazioni. 
Il passaggio dal desiderio alla ricerca vera e propria di un bambino, quindi alla genitorialità, rappresenta l’esito di un processo maturativo in cui i due individui costruiscono attivamente uno spazio mentale e affettivo per il figlio desiderato. Il desiderio di diventare genitori origina nell’infanzia, dunque porta con sè una lunga storia, e matura nella progettualità di coppia.

Il figlio, che non c’è ancora fisicamente, è già molto presente nelle menti della donna e dell’uomo e nella relazione di coppia.

I fattori psicosociali modulano il desiderio di avere un bambino. Se questo desiderio non viene soddisfatto naturalmente, allora il problema della infertilità diviene evidente, le persone si devono confrontare con una ferita narcisistica che diminuisce il proprio senso di sicurezza e di se stessi. Il problema della sterilità può trasformarsi i in una sofferenza all’interno della relazione di coppia.
Quando il figlio non arriva …
I pazienti possono vivere un sentimento di disperazione con un profondo senso di colpa, in cui l’ angoscia entra in modo estenuante nella vita della coppia.
L’OMS definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri di una coppia sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Questo si verifica in caso di azoospermia, di menopausa precoce o di assenza di utero congenita.
Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce ad ottenere una gravidanza dopo un anno di rapporti costanti e non protetti. Il termine infertilità, quindi, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione generalmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti.
Nel 90% dei casi si scopre una causa di natura organica. Nel 10% dei casi la causa resta misteriosa perché non si rilevano alterazioni fisiche che possano spiegarla. In entrambi i casi il fattore psicologico ha un ruolo molto importante: se all’interno delle infertilità inspiegate l’aspetto psicologico può esserne una causa, nelle infertilità organiche la psiche è sicuramente una variabile da non tralasciare. È infatti evidente l’impatto notevole che la diagnosi di infertilità può avere sulla qualità della vita, la relazione e la sessualità della coppia. La difficoltà nel procreare costituisce un problema in aumento nelle società occidentali e, secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), colpisce circa il 15/20% delle coppie; anche in Italia, 1 coppia su 5 si trova ad affrontare problemi di sterilità/infertilità.

Per molte coppie la capacità  di concepire e diventare genitori rappresenta un qualcosa di profondamente radicato nella definizione di femminilità  e mascolinità, nell’identificazione della propria identità,  che spesso determina il significato dell’esistenza. La nascita dei figli rappresenta spesso uno dei fondamenti attorno a cui la coppia crea la propria relazione. Le risposte emotive alla infertilità  all’interno della coppia sono diverse: dal senso di colpa, alla depressione, alla rabbia fino all’isolamento.

Gli uomini tendono a sopprimere e/o negare ogni reazione emozionale, mentre le donne sono inclini a credere di essere loro stesse la causa dell’infertilità, con conseguente senso di colpevolezza e depressione.

Nello specifico per molte donne non poter avere un bambino significa sentirsi deficitarie e deprezzate rispetto al mondo femminile fertile. Il senso di esclusione che percepiscono e la frustrazione sperimentata ogni volta che qualche amica/conoscente/collega rimane incinta con facilità, può condurre ad un sempre maggiore isolamento sociale. Ci si vergogna di sè e ci si vergogna dell’invidia che si scopre di provare per le altre donne. I commenti degli altri, anche se fatti senza intenzioni negative, possono essere molto dolorosi e difficili da tollerare in momenti in cui è la donna la prima a sentirsi in colpa o a percepire la propria situazione di infertilità (o della coppia) come una sorta di punizione del destino.
Per quanto riguarda gli uomini alla diagnosi di sterilità, si evidenziano vissuti in gran parte analoghi a quelli femminili, ma più “silenziosi”, meno espliciti. Frequentemente la prima reazione è di incredulità e di scetticismo. La sofferenza che emerge poi inevitabilmente è legata, oltre che al senso di incertezza per il futuro e al mancato desiderio della paternità, anche alla sensazione di perdita di controllo sulla propria vita e alla impossibilità di determinare autonomamente il proprio futuro. Nell’uomo inoltre la diagnosi di infertilità genera una diminuzione dell’autostima, in quanto il maschio è ancorato ad una tradizione culturale che tende
a confondere virilità e fertilità e a confondere anche l’incapacità a generare con l’inadeguatezza sessuale lamentando una forte perdita nel senso di idoneità virile. La diagnosi di sterilità rappresenta per l’uomo quindi, un blocco ed una paralisi della vita emozionale , un duro attacco all’immagine di sé.
Quando una coppia vive la difficoltà o l’impossibilità di avere un figlio si confronta con una situazione difficile che può generare forti stress, non potere avere figli causa una sensazione di vuoto nella propria vita: l’infertilità può portare ad una grave crisi esistenziale sia nell’individuo che nella coppia.

 Come il gatto che si morde la coda, l’esperienza dell’infertilità può creare una condizione di così forte stress emotivo, sociale e sessuale che contribuisce paradossalmente al mantenimento della stessa infertilità: il lungo e impegnativo cammino della trafila degli esami medici, le indagini diagnostiche e l’intrusività dei trattamenti causa forti disorientamenti e situazioni di ansia.

Quanto incide l’aspetto psicologico sui fattori organici di concepimento?

Lo stress, qualunque sia la sua origine, è stato ampiamente studiato come fattore di infertilità . Nei soggetti maschi è stato più volte segnalato un effetto negativo dello stress sui parametri seminali. Classico esempio è rappresentato dalle drammatiche differenze sulla qualità  degli spermatozoi esistente tra i campioni di seme analizzati nel corso di esami standard ed i campioni raccolti il giorno dell’inseminazione delle cellule uovo in vitro. Allo stesso modo, nella donna sono note le strette correlazioni esistenti tra i disagi psicologici e lo squilibrio degli assetti ormonali. Purtroppo troppe volte la maternità  diviene un’esigenza così preponderante da diventare un’ossessione, ulteriormente aggravata dalla pressione sociale e familiare che circonda la coppia, incanalando e costringendo la vita verso questo obiettivo da conquistarsi ad ogni costo. Da qui il ricorso alle tecniche di procreazione medico assistita. Ma nessuna metodica assistita può garantire una gravidanza: anche se il ricorso a terapie può rimuovere l’ostacolo al concepimento le strade percorribili per divenire genitori richiedono delle premesse salde per essere iniziate spesso considerate una vera e propria odissea.
Gli aspetti psicologici più evidenti che emergono, sono innanzitutto la perdita di autostima e fiducia in se stessi, soprattutto nel proprio corpo, che non risponde alle aspettative. Il senso di colpa emerge parallelamente come ricerca di una causa che diventa un’accusa verso di sé o verso l’altro. Questo “altro” che viene accusato è spesso il partner e ciò porta inevitabilmente ad una serie di problemi di coppia, di ordine relazionale, comunicativo e sessuale: l’intimità viene minata da una carenza di fiducia in se stesso e nell’altro e l’atto sessuale, troppo spesso ridotto alla sola funzione procreativa, rischia sovente di venire vissuto come atto programmato, meccanico e spogliato dal piacere. Ciò che in realtà coinvolge l’individuo e di conseguenza crea una profonda disarmonia nel rapporto di coppia è “la paura dell’intimità“, la riduzione dell’attrazione fisica nei confronti del partner, la mancata iniziativa nell’intraprendere l’atto sessuale, la diminuzione del desiderio e del grado di soddisfacimento sessuale.

I disturbi sessuali più frequentanti nella coppia sterile sono :

Donna
• diminuzione del desiderio
• l’anorgasmia
• vaginismo
Uomo
• disturbi dell’eiaculazione,
• difficoltà dell’erezione
•disturbi del desiderio

Qual’è l’obiettivo di una terapia?

Va detto che molte persone riescono a gestire l’ondata emotiva causata dalla impossibilità di avere un bambino da sole, riemergendo grazie all’attivazione delle proprie risorse e ristrutturando alcuni aspetti della propria vita e della concezione di sè.
 Per altre è così doloroso e difficile attraversare la crisi da rischiare di far fallire il rapporto di coppia o altri progetti di vita importanti: in questi casi un percorso di aiuto psicologico può accompagnare gli individui e la coppia nel ritrovare la forza necessaria ad affrontare la situazione.
L’intento di un intervento psicologico è quello di aiutare il singolo e/o la coppia a riconoscere ed accettare le componenti emotive che vengono scatenate da questa situazione ed affrontare insieme le eventuali conflittualità esistenti nell’ambito della coppia. Da un lato quindi imparare a comunicare all’interno della coppia, trovare il coraggio di portare nel rapporto a due le incomprensioni, le colpe, le accuse, dall’altro gestire al meglio il senso di colpa che troppo spesso finisce col logorare il singolo e la coppia. È importante saper riconoscere quando si è in crisi e saper chiedere aiuto: smettere di nascondere le emozioni, lo stress, le paure e condividere con i professionisti la propria situazione per riuscire a viverla al meglio.

 La consulenza può fornire anche un prezioso aiuto nell’affrontare i trattamenti di fecondazione assistita ed il loro eventuale fallimento. In particolare il verificarsi di ripetuti fallimenti induce la coppia a confrontarsi in modo realistico con l’impossibilità di avere figli biologici ed in tal caso il supporto psicologico può facilitare delle situazioni, che possono sfociare nell’adozione o nel prefigurarsi e progettare una vita senza figli.

Le parole se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori,
e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro.
E’ così che nascono gli addii.
(Fabrizio Caramagna)

Cosa c’è di più profondo e intenso che amare ed essere amati? Nella relazione intima e condivisa con l’altro possiamo ritrovare una delle gioia più grandi ma allo tesso tempo, come il risvolto di una medaglia anche del dolore più profondo. La passione, l’ entusiasmo, la vicinanza e l’intimità , possono degenerare trasformandosi in distanza, rancore e indifferenza.

Il dolore, filo conduttore, di un processo di separazione può attraversare tutti coloro che vivono questo momento, dai partner, ai figli, ai parenti, agli amici. Spesso occorre del tempo per accettare tale cambiamento, e ancor di più nel ritrovare un nuovo equilibrio psicologico.
Anche se riteniamo che la separazione sia la cosa più giusta da fare, continuiamo a sentire una serie di emozioni, spesso contrastanti, che possono essere molto difficili da sopportare. Tale ambivalenza riflette il bisogno di elaborare le emozioni in modo da essere in grado di andare avanti.
La separazione emotiva implica un processo che pone fine ai legami psicologici tra la coppia o che, comunque, li trasforma completamente. Non sempre entrambi i partner riescono a fare questo passo contemporaneamente. Può succedere che uno dei due, in genere quello che richiede la separazione, elabori prima dell’altro il distacco ed è quindi più autonomo, mentre l’altro rimane emotivamente coinvolto e non riesce a superare quest’esperienza vissuta, nella maggior parte dei casi, come un fallimento personale, un inganno o un affronto.
Le emozioni più comuni che si affrontano in questa esperienza sono molto simili a quella del lutto e si articolano in varie fasi:

1- Fase di negazione: il partner che viene lasciato rifiuta la realtà dei fatti e cerca in tutti i modi di recuperare la relazione interrotta. Spesso strumentalizza i figli per tenere legato a se l’altro partner, implorando di tornare insieme. In questa situazioni la persona è pervasa da un sentimento di angoscia e la collera, che possono essere seguite dal desiderio di punizione e di vendetta. L’odio rimane il sentimento che lega i due partner, spesso con la stessa forza con cui li aveva uniti l’amore.
2- Fase della resistenza: gradualmente il coniuge acquista consapevolezza della fine del proprio rapporto di coppia. La rabbia per l’abbandono subito può essere riversata sul partner oppure trattenuta dentro di sé. Scontri e conflitti possono arrivare ad inasprirsi per il rifiuto di concedere la separazione al partner. Minacce, accuse, inganni, implorazioni, sembrano essere l’unico modo per mantenere un rapporto con il partner.
3- Fase della depressione: in questa fase l’individuo prende atto dell’irreversibilità della situazione. Il dolore arriva in tutta la sua irruenza.

4- Fase dell’accettazione: un po’ alla volta il lutto viene elaborato e i sentimenti dolorosi legati all’abbandono si affievoliscono. E’ ora possibile guardare verso il futuro ed elaborare un progetto di vita separato da quello del partner.

Quando l’elaborazione della separazione emotiva non è completa permangono il senso di colpa e la collera, che possono alimentare dinamiche conflittuali nocive per gli ex coniugi e per i figli.
La separazione di fatto prima e legale poi sovente non coincide quindi con la separazione emotiva dei coniugi, anzi spesso questi due processi si verificano in tempi diversi. Generalmente chi richiede la separazione, mostra più autonomia e desiderio di allontanarsi il più celermente possibile dalla situazione di coppia che viene vissuta come finita, senza ritorno. Chi invece, deve accettare la scelta del partner, rimane sovente all’interno di spirali emotive più angosciate con vissuti di stordimento, stupore, confusione, rabbia, panico, ecc…
Le difficoltà che i coniugi incontrano nel separarsi li conduce a seguire un iter giudiziario che spesso non fa che aumentare il livello del conflitto.
Avvocati, consulenti di parte, accuse reciproche, vendette, querele, denunce, diventano pane quotidiano. In tutto questo caos emotivo i figli con i loro bisogni di legame, di sicurezza e di sostegno, svaniscono sullo sfondo della scena. Per i bambini, la separazione/divorzio può essere una esperienza vissuta come spaventosa e triste.

Quale Terapia?

Spesso uno o entrambi i coniugi hanno lottato per anni prima di prendere, emotivamente e fisicamente, la distanza dal loro partner. Quando si decide di lasciare il partner o entrambi concordano sulla fine del proprio rapporto di coppia , è necessario negoziare il nuovo ruolo di individuo separato. Nessuno è mai pronto per la fine del proprio matrimonio, questo è un processo che deve compiersi passo dopo passo. In quasi tutte le esperienze, la fine di un rapporto di un matrimonio è considerato un fallimento personale, una esperienza indelebile nella propria storia.
Analizzare le fasi e i sentimenti che si stanno attraversando può essere un momento doloroso ma prezioso per guardare nuovamente se stessi in nuova luce, in una nuova prospettiva.
Ancora più fondamentale è riuscire ad avere rispetto reciproco, cooperare e collaborare quando si ha come obiettivo un rapporto sereno con i figli.
La comunicazione efficace e la risoluzione delle controversie può aiutare a minimizzare il danno che viene fatto durante questo processo. Nonostante gli sforzi che i genitori possano compier per proteggere i bambini dagli effetti negativi del divorzio, questi ultimi non sono mai completamente immuni dalla sofferenza e dalla preoccupazione. E’ comprensibile l’impatto di questo processo sui bambini e, si comprende anche il dolore dei genitori, nel tentativo di affrontare la loro rabbia e la moltitudine di decisioni che devono prendere, non solo per i loro figli, ma anche per la loro vita radicalmente cambiata.

…Quando siete lieti guardate a fondo nel vostro cuore e troverete che la gioia proviene da ciò che gli aveva dato dolore. Quando siete nel dolore guardatevi ancora nel cuore, e vedrete che in verità piangete per ciò che è stato il vostro diletto. Alcuni tra voi dicono: “ La gioia è più grande del dolore”, e dicono anche: “ No, più grande è il dolore”. Ma a voi dico che sono inseparabili. Insieme giungono, e quando l’una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l’altro dorme nel vostro letto. In verità siete sospesi come bilance tra la gioia in voi e il dolore. Solo se siete vuoti restate immobili e in equilibrio. Allorché il tesoriere vi solleva per pesare l’oro suo e l’argento, non possono la vostra gioia e il dolore non alzarsi o ricadere.
Kahlil Gibran, Il Profeta