DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

L’ossessione che ogni cosa fosse al suo posto, ogni faccenda a suo tempo, ogni parola nel suo stile,
non era il premio meritato di una mente in ordine, ma tutto il contrario,
un intero sistema di simulazione inventato da me per nascondere il disordine della mia natura.
Gabriel García Márquez

Che cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo (doc)?

La categoria del disturbo ossessivo-compulsivo e dei disturbi correlati comprende: il disturbo ossessivo- compulsivo (DOC), il disturbo del dismorfismo corporeo, disturbo da accumulo, tricotillomania (disturbo da strappamento dei peli), disturbo da escoriazione (stuzzicamento della pelle), disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati dovuti ad un’altra condizione medica e disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati con o senza altra specificazione.

Nel Disurbo ossessivo-compulsivo, la mente è invasa da pensieri persistenti e incontrollabili, e la persona è spinta irresistibilmente a ripetere di continuo certi azioni; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana.


I disturbi ossessivi compulsivi sono quindi caratterizzati da pensieri ossessivi persistenti ossia le ossessioni e rituali rigidi ossia le compulsioni che possono essere intese come tentativi di ridurre una grave angoscia. Quando una persona non riesce a  mettere in atto le compulsioni, può cadere vittima di un terrore diffuso. Possono essere presenti grandi preoccupazioni inconsce incluse quelle di una potenziale perdita del controllo riguardanti la contaminazione, l’aggressività e la vergogna. Spesso l’attività compulsiva tradisce i residui di un pensiero magico della prima infanzia, quando gli impulsi non sono ancora completamente differenziati dalle azioni. Le persone con tale disturbo possono essere considerate come persone che si sono riconosciuti inconsciamente colpevoli di pensieri criminosi cioè pensieri ostili ed egoisti  che possono perseguitarli sotto forma di immagine o idee ossessive, ed hanno poi hanno cercato di espiare i loro sensi di colpa con rituali di pulizia e annullamento retroattivo. Nelle persone che hanno un disturbo ossessivo-compulsivo si possono trovare più frequentemente pensieri di tipo magico. Esempi di pensiero magico possono essere: contare, pronunciare certi particolari numeri, toccare un talismano o una determinata parte del corpo; o ancora con un controllo continuo, come il ritornare indietro sei o sette volte per verificare di avere eseguito un’azione puntualmente già compiuta (per es. controllare di aver spento luce e gas, o di aver chiuso i rubinetti; di avere serrato bene le finestre e di aver chiuso a chiave la porta). Molte persone con il disturbo ossessivo-compulsivo hanno delle convinzioni disfunzionali. Queste convinzioni possono includere un esagerato senso di responsabilità e la tendenza a sovrastimare la minaccia; tendenza al perfezionismo e intolleranza all’incertezza; vi è un’eccessiva attribuzione di importanza ai pensieri e al bisogno di controllarli.  È un disturbo che può presentarsi sia nell’infanzia che nell’età adulta, anche se l’incidenza massima la si ha tra i 15 e i 25 anni. Colpisce circa il 2-2,5% della popolazione generale: significa che su 100 neonati, 2 o 3 svilupperanno nell’arco della propria vita il disturbo. In Italia, sono circa 800.000 le persone colpite da DOC. Tale disturbo generalmente insorge agli inizi dell’età adulta, spesso in seguito a qualche evento stressante, come una gravidanza, il parto, un conflitto familiare o difficoltà sul lavoro. L’esordio precoce è più comune fra gli uomini ed è associato a compulsioni di controllo ossia alla ripetizione di gesti e comportamenti che hanno la funzione di tenere costantemente sotto controllo l’ambiente circostante. Le femmine mostrano un tasso leggermente superiore rispetto i maschi in età adulta, tuttavia i maschi sviluppano più frequentemente il disturbo in età infantile. Nelle donne l’esordio del disturbo arriva più tardi e si associa a compulsioni di pulizia, come ad esempio lavarsi frequentemente le mani, fare molte docce durante la giornata o pulire in continuazione le casa. A volte il disturbo è preceduto da un episodio depressivo, altre volte è il disturbo stesso ad essere seguito da depressione. Il disturbo ossessivo-compulsivo può risultare associato ad altri disturbi d’ansia, in particolare a quello di panico e alle fobie, e a vari disturbi di personalità.

 I sintomi del doc sono:

– la presenza di ossessioni e compulsioni o sole ossessioni, che occupano un tempo significativo della giornata (un ora o più al giorno) e interferiscono con le attività del quotidiano (lavoro, studio, vita di relazione, cura della casa o dell’igiene ecc.)

– il disturbo viene riconosciuto come tale solo se la presenza di ossessioni e compulsioni comporta una marcata sofferenza, compromette il normale funzionamento sociale e lavorativo del soggetto e se non è meglio giustificata da altri disturbi d’ansia o da malattie psichiatriche dovute a condizioni mediche generali.

– la ripetitività, la frequenza e la persistenza della attività ossessiva;

– la sensazione che tale attività sia imposta e compulsiva.

Le ossessioni possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il normale funzionamento di una persona. Clinicamente, le ossessioni più frequenti riguardano le paure di contaminazione che esprimono qualche impulso sessuale o aggressivo, oppure le paure ipocondriache di disfunzioni fisiche. Una compulsione è quindi un comportamento ripetitivo o un’azione mentale che la persona si sente costretta ad eseguire per ridurre il disagio causato dai pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità. Tale azione non ha alcun legame realistico con il suo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Spesso la persona che soffre di questo disturbo continua a ripetere sempre la stessa azione perché teme che se mancasse di eseguirla ne deriverebbero conseguenze terribili. La frequenza con cui un’azione compulsiva viene ripetuta può essere elevatissima.

I più diffusi rituali sono dunque: rituali che comportano verifiche, rituali che comportano pulizia, pensieri ossessivi non accompagnati da compulsioni, lentezza ossessiva e rituali misti.
Le tematiche maggiormente coinvolte nelle persone con il disturbo ossessivo-compulsivo sono quelle legate al controllo, in quanto manifestano una grande preoccupazione per la possibilità di perdere tale controllo, soprattutto riguardo ai propri sentimenti di aggressività e di vergogna.
Può accadere che i sentimenti ostili provati dai conoscenti e percepiti da chi soffre del disturbo provochino depressione e ansia generalizzata, creando quindi le condizioni per un ulteriore deterioramento delle sue relazioni interpersonali.

Quale terapia?

Gli obiettivi terapeutici si indirizzano sull’indagine dei sintomi ma anche su fattori psicologici e situazionali (stress, lutti, separazioni) che possono avere scatenato angoscia. È importante indagare su eventi che possono avere dato al paziente la sensazione di avere perso il controllo e aiutare il paziente ad esprimere estati emotivi che riguardano la rabbia, il dolore, la delusione.

dismorfismo-corporeoChe cos’è il Disturbo del Dismorfismo Corporeo?

Per Dismorfismo Corporeo si intende una preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico, che non sono osservabili o comunque percepiti in modo lieve dalle altre persone. Le persone con tale disturbo possono mettere in atto dei comportamenti ripetitivi come ad esempio guardarsi continuamente allo specchio, stuzzicarsi la pelle, curarsi eccessivamente del proprio aspetto fisico, cercare rassicurazioni, oppure avere pensieri fissi, quali confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri poiché legato a occupazioni rispetto al proprio aspetto fisico. Sovente la preoccupazione causa un disagio clinicamente significativo e può esserci una compromissione nel funzionamento in ambito sociale, relazionale, lavorativo ecc… Vi è inoltre una preoccupazione legata all’aspetto che non è però giustificata dal peso in un individuo i cui sintomi soddisfano i criteri diagnostici un disturbo alimentare. In tale disturbo può esserci inoltre una preoccupazione dall’idea che la costituzione corporea sia troppo piccola o insufficientemente muscolosa,  in questo caso si parla di dismorfismo muscolare.

Gli individui quindi con un disturbo di dismorfismo corporeo sono preoccupati per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nel loro aspetto fisico, che ritengono non attraente, brutto, anormale, deforme. Tali imperfezioni percepite non sono osservabili o appaiono in modo molto lieve alle altre persone.

Le preoccupazioni possono variare dall’apparire non attraente, non bello, a sentirsi orribile “come un mostro”. Le aree corporee interessate, possono essere molte ad esempio le più comuni sono la pelle (acne, cicatrici, rughe, occhiaie) o capelli e peli (per esempio diradamento dei capelli o eccessiva peluria corporea ) o il naso e orecchie ( la grandezza o la  forma). Tuttavia qualsiasi parte del corpo può essere al centro della preoccupazione della persona, ad esempio può esserci una preoccupazione per gli occhi, denti, il peso, seno, gambe, dimensioni e forma del viso, labbra, mento, sopracciglia, genitali. In alcuni casi può esserci una preoccupazione per una percepita simmetria delle aree del corpo.

Le persone vivono le preoccupazioni verso queste parti del corpo con un sentimento di odio  trascorrendo molto del proprio tempo a pensare quanto la propria vita sarebbe diversa se non ci fosse questo problema. In conseguenza di tali preoccupazioni vengono messi in atto dei comportamenti eccessivi anche  di tipo ripetitivo con delle azioni mentali come ad esempio il  confronto eccessivo con altre persone .

Quali sono i sintomi (comportamenti) più comuni?

– confrontare il proprio aspetto con quello degli altri

–  controllarsi ripetutamente allo specchio o su delle altre superfici riflettenti guardando i difetti percepiti

– esaminare direttamente i difetti percepiti

– dedicarsi eccessivamente alla cura  di  se per esempio pettinarsi, truccarsi, depilarsi , strapparsi i peli

– camuffarsi come ad esempio applicarsi ripetutamente del trucco in maniera eccessiva, coprirsi con un cappello, indossare abiti che coprono il corpo

– ricercare rassicurazioni dagli altri riguardo a come appaiono le imperfezioni percepite

– toccare ripetutamente la parte ritenuta difettosa per controllarla

– fare eccessivo esercizio fisico con sollevamento dei pesi

– ricercare trattamenti estetici o chirurgia estetica (oggi sempre più richiesta)

– abbronzarsi in maniera eccessiva

– fare acquisti compulsivi

La pratica dello stuzzicamento della pelle compulsivo viene vissuto con un atto teso a migliorare  i difetti cutanei percepiti, è un’azione molto comune e può causare lesioni cutanee, infezione o rottura dei vasi sanguigni.

È importante sottolineare che la preoccupazione deve causare disagio clinicamente significativo, una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo e relazionale o entrambi. Il disturbo di Dimorfismo Corporeo deve essere  distinto dal disturbo alimentare.

Il disturbo è stato studiato in modo continuo e sistematico solo negli ultimi due decenni. Le conoscenze sulle caratteristiche cliniche, l’epidemiologia e il trattamento sono cresciute, e iniziano a emergere significativi dati neurocognitivi e neurobiologici. Alcuni studi epidemiologici hanno riportato una prevalenza di punto che va da 0,7% a 2,4%. Secondo tale prevalenza il disturbo di dimorfismo corporeo è dunque più comune dei disturbi come la schizofrenia o l’anoressia nervosa. Il disturbo è presente con una prevalenza che varia dal 9% al 12% nei pazienti dermatologici, dal 3% al 53% nei pazienti sottoposti a interventi di chirurgia estetica, dall’8% al 37% in soggetti con disturbo ossessivo compulsivo, dal 10 al 13% nei soggetti con fobia sociale e dal 14% al 42% in quelli con disturbo depressivo maggiore. Il Dimorfismo Corporeo sembra essere più comune nelle donne, ma colpisce anche molti uomini. I maschi hanno più probabilità di avere preoccupazioni legate ai genitali, mentre le femmine hanno più di frequente un disturbo alimentare in comorbidità. Nei maschi inoltre risulta maggiore il dimorfismo muscolare, consistente nella preoccupazione riguardo all’idea che il proprio corpo sia troppo piccolo o non abbastanza snello o muscoloso. Molti seguono diete, esercizio fisico sottoponendosi ad estenuanti sedute di sollevamento pesi talvolta procurandosi di veri propri danni corporei. In alcuni casi le persone con questo disturbo fanno uso di sostanze o  di altre sostanze potenzialmente pericolose al fine di rendere il proprio corpo più grosso e muscoloso.

E’ spesso in comorbidità (associato) con altri disturbi mentali. La più comune è con il disturbo depressivo maggiore (75%); seguono i disturbi da uso di sostanze (dal 30% al 48,9%); il disturbo ossessivo compulsivo (dal 32% al 33%); la fobia sociale (dal 37% al 39%), i disturbi del comportamento alimentare e i disturbi di personalità.

Oltre alla predisposizione genetica, un importante fattore di rischio per l’insorgenza del disturbo di dismorfismo corporeo è l’età. La dismorfofobia comincia solitamente durante l’adolescenza, l’età media all’esordio è di 16 anni con un decorso cronico, se non viene trattata, periodo in cui le naturali e repentine modificazioni del corpo in crescita si sommano a una delicata fase di definizione della personalità e dei rapporti con il mondo esterno, creando un disagio di norma ritenuto fisiologico, ma che può talvolta sfociare nella patologia. Un fattore predisponente lo sviluppo di disturbo di dismorfismo corporeo in giovane età è rappresentato dall’aver subito abusi o forti traumi psicologici nell’infanzia o essere stati cresciuti in un contesto caratterizzato da un perfezionismo esasperato che non ha permesso di sviluppare un adeguato grado di autostima.

Una seconda fase della vita particolarmente critica è intorno ai 45/50 anni in cui avviene  la comparsa delle prime rughe, l’aumento della opacità della pelle, la caduta di qualche capello, il venir meno del tono di muscoli e tessuti. Tutti eventi inevitabili per ogni essere umano, che alcune persone non accettano contrastandole con ogni mezzo a disposizione, spesso, ottenendo risultati peggiori dell’inestetismo che si voleva eliminare e, comunque, soltanto transitori. Questa forma di disturbo di dismorfismo corporeo può essere anche favorita da traumi psicologici e da relazioni sentimentali negative in età adulta che hanno determinato una profonda insoddisfazione e/o riduzione dell’autostima.

Quale terapia?

É importante riconoscere l’esistenza del problema fin dalle prime avvisaglie in modo da di intraprendere un trattamento psicoterapeutico, che consenta di ristabilire un rapporto equilibrato con il proprio corpo al fine di focalizzare l’attenzione sul disagio psicologico di base che ha portato a sviluppare l’atteggiamento ossessivo nei confronti di un naso, una bocca, un mento o una pelle. Bisogna dunque lavorare sull’idea della perfezione e in particolare sulla inaccettabilità dell’imperfezione,  per aiutare il paziente ad accettare il difetto del corpo, che in quanto umano non potrà mai essere perfetto e con il passare del tempo andrà incontro ad una sua evoluzione, aumentando e dirottando le proprie energie al raggiungimento di scopi più probabili e in quanto tali altrettanto soddisfacenti. Ma oltre all’accettazione del difetto è altrettanto importante aiutare chi soffre di tale disturbo ad aumentare la propria autostima, scendendo a patti con il proprio giudice interno vissuto come severo e giudicante.

 Bibliografie consigliate:

Scarinci, A., Lorenzini, R. (2015). Il disturbo di dismorfismo corporeo, Trento: Erickson.

accumulo-compulsivo-disposofobia-640x351CHE COS’È IL DISTURBO DA ACCUMULO?

Per Disturbo da Accumulo si intende una persistente difficoltà di gettare via, di separarsi dei propri beni, a prescindere dal loro valore reale. Tale difficoltà dura nel tempo, non è quindi una circostanza transitoria della vita che può portare ad un ingombro eccessivo come esempio un trasloco.

Le  persone che soffrono di un disturbo da accumulo, hanno delle difficoltà nel gettare via degli oggetti che gli appartengono, difficoltà che si manifesta in varie modalità nello smaltimento nel buttare via, vendere, regalare, riciclare.

Le persone giustificano queste difficoltà nel disfarsi di tali oggetti definendoli utili o di valore estetico, attribuendo ad essi un forte legame affettivo. Le persone spesso si sentono responsabili per la sorte dei loro beni e fanno di tutto per evitare che vengono sprecati. Gli oggetti che vengono conservati più frequentemente sono: giornali, riviste, libri, vestiti vecchi, borse, documenti, ma potenzialmente qualsiasi oggetto può essere conservato. Alcune persone collezionano anche oggetti preziosi ma chi soffre di tale disturbo, spesso li mischia con altri oggetti di minor valore. La difficoltà di gettare via  i propri beni, nel tempo produce quindi un accumulo che occupa tutti gli spazi vitali, compromettendone sostanzialmente l’uso previsto.  Per esempio una persona, può non riuscire più a dormire nel proprio letto o cucinarsi del cibo o farsi una doccia a causa dell’ingombro di oggetti in tali spazi. Se gli spazi vitali tornano ad essere liberi, questo avviene grazie all’intervento di terze persone come ad esempio familiari, amici, autorità. L’accumulo, causa un disagio clinicamente significativo e può esserci una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, o un’altra area importante.  Per essere diagnosticato come un Disturbo da Accumulo non deve  essere attribuibile ad un’altra condizione medica come  per esempio un trauma cranico, un disturbo cerebrovascolare. Inoltre l’accumulo non è meglio giustificato da sintomi di un altro disturbo mentale come per esempio l’ossessione nel disturbo ossessivo-compulsivo, una ridotta energia nel disturbo depressivo maggiore, deliri nella schizofrenia o altri disturbi psicotici , deficit cognitivi ecc…

Attualmente non sono disponibili studi rappresentative a livello nazionale di prevalenza del disturbo da accumulo. Sistema che tale disturbo negli Stati Uniti e in Europa si aggiri intorno ai 2-6%. Il disturbo d’accumulo colpisce sia i maschi sia femmine anche se alcuni studi epidemiologici hanno riportato una prevalenza significativamente maggiore tra i maschi. Tale dato è tuttavia in contrasto con i campioni clinici che sono costituiti perlopiù da femmine. Questo disturbo sembra essere più frequente nelle persone anziani (55-94 anni) rispetto agli adulti più giovani (34-44 anni). L’esordio del disturbo da accumulo può essere presente molto precocemente nella vita delle persone, intorno agli 11-15 anni. All’inizio può presentarsi in modo lieve, interferendo mediamente con il funzionamento quotidiano, a differenza del problema con il funzionamento quotidiano per poi accentuarsi dopo i vent’anni per  arrivare ad una significativa compromissione intorno ai trentacinque anni. Spesso però è solo intorno ai cinquant’anni che le persone entrano in terapia.

 CHE COS’ È LA TRICOTILLOMANIA (DISTURBO DA STRAPPAMENTO DEI PELI)

La tricotillomania  è caratterizzata “dal ricorrente impulso a strapparsi capelli o peli che porta alla perdita di capelli o peli“, vi sono ripetuti tentativi di ridurre o  interrompere lo strapparsi dei capelli o dei peli.  L’urgente bisogno di strapparsi i capelli è associato ad un aumento della tensione esperita dal soggetto che viene diminuita  dall’atto di strappare.
Il nome tricotillomania deriva dal Greco ed è composto da trich (capelli), tillo (strappare) e mania (impulso). La conseguenza più diretta e osservabile della patologia sono le estese aree di alopecia che in alcuni casi sono limitate al cuoio capelluto, in altri anche alle sopracciglia, alle ciglia e più raramente all’area pubica.
La tricotillomania viene considerata anche come una variante del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) sulla base della ripetitività e della natura compulsiva dello strapparsi i capelli. Inoltre lo strappo è generalmente ritualizzato e limitato a luoghi, giorni e momenti ben precisi. Ciononostante, la fenomenologia clinica e il trattamento della tricotillomania sono diversi da quelli del DOC. Lo strapparsi i capelli, peli, causa disagio clinicamente significativo o la compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo in altre importanti. Tale disturbo non deve essere attribuibile  ad un’altra condizione medica come ad esempio una condizione di dermatologica, così come non dev’essere meglio giustificato da sintomi di un altro disturbo mentale come d’esempio un difetto o imperfezione percepito nel disturbo di dismorfismo corporeo.

Quando le persone con tale disturbo  mettono in atto tale modalità, possono avere vari stati emotivi: tra cui  sentimenti di ansia o noia,  lo strapparsi i capelli o peli può essere preceduto da un aumento di tensione o può portare ad una gratificazione e ad un piacere. Può essere procurato un senso di sollievo quando il cappello o pelo viene strappato. Le persone possono avere vari gradi di consapevolezza del problema; infatti alcuni individui mostrano una  maggiore attenzione focalizzata sul proprio strapparsi capelli o peli  con precedente tensione e un conseguente sollievo, mentre altre persone mostrano un comportamento più automatico in altre parole lo strappamento sembra verificarsi senza una piena consapevolezza. Altri riferiscono un insieme di entrambi gli stili di comportamento. Spesso riferiscono di avere di trovare una sensazione che assomiglia al prurito o al formicolio per cui sentono la necessità di alleviare tale fastidio strappandosi i capelli. Il disturbo può subire delle evoluzioni e delle variazioni, per esempio le persone possono iniziare a strapparsi i capelli ma poi passare alle sopracciglia e/o alle ciglia; inoltre il fenomeno può essere transitorio, episodico o continuo e la sua intensità può fluttuare. Le persone possono cercare un particolare tipo di capelli di peli da strappare, per esempio capelli o peli con una trama, un colore specifico oppure posso tentare di strappare i capelli o peli in modo che la radice rimane intatta, possono inoltre esaminare il capello in modo visivo oppure manipolarlo attinente o oralmente dopo che è stato strappato arrivando a volte anche ad ingerirli. Va sottolineato che  nel fare tale attività non viene sentito il dolore. Lo strapparsi i capelli di solito non si manifesta in presenza di altre persone, se non a volte con i familiari più stretti, questo perché spesso le persone provano un disagio avvertito come imbarazzo, vergogna o la sensazione di perdere il controllo. Va sottolineato che molte persone con un disturbo di tricotillomania sovente presentano anche uno o più comportamenti ripetitivi focalizzati su tra cui stuzzicarsi la pelle, mangiarsi le unghie morsicasi il labbro.

Si stima che questo disturbo nella popolazione generale si attesta intorno all’1-2% negli adulti negli adolescenti. Il disturbo che riguarda più frequentemente le femmine rispettivi maschi con un rapporto di circa 10: 1. Nei bambini con tricotillomania, il disturbo si manifesta in eguale misura tra maschi e femmine. Sebbene il fenomeno possa aver inizio a qualsiasi età la maggior parte delle persone comincia a strapparsi i capelli durante la prima infanzia e/o l’adolescenza con un picco di frequenza attorno ai 2-6 anni d’età.

Nella tricotillomania, vi sono gradi diversi di compromissione che variano da persona a persona, per qualcuno la perdita di capelli può essere minima, per altri può essere più estesa fino alla totale calvizie. Alcuni individui, soprattutto i bambini, possono arrivare indirizzare l’atto verso terzi, strappare i capelli alle altre persone o i peli degli animali. Molte persone con tricotillomania soffrono anche di altri disturbi, i più comuni sono quelli d’ansia e la depressione. A livello emozionale i soggetti molto spesso provano vergogna per il loro comportamento e l’aspetto estetico che ne risulta, questo ha come conseguenza più immediata la chiusura nei rapporti sociali e un calo dell’autostima e del funzionamento sociale.

Quale terapia?

Tramite una terapia di tipo psicodinamico è possibile individuare le dinamiche e i processi di pensiero che stanno alla base del disturbo e del suo mantenimento.

Che cos’è il disturbo da escoriazione (stuzzicamento della pelle)?

La caratteristica fondamentale del disturbo da escoriazioni è il ricorrente stuzzicamento della propria pelle che può causare delle lesioni cutanee. Ci sono ripetuti tentativi di ridurre o interrompere lo stuzzicamento  della pelle. Le aree più interessante da questo disturbo sono, il viso, le braccia e le mani oppure possono essere stuzzicate più aree corporee contemporaneamente. Le persone possono stuzzicare sia la pelle sana sia la pelle che mostra delle irregolarità cutanee come brufoli, croste eccetera. La maggior parte delle persone si stuzzica con le unghie tuttavia altre possono ricorrere all’uso delle pinzette, degli spilli o di altri oggetti appuntiti. Rientra dentro questo disturbo anche una modalità che differisce dallo stuzzicamento della pelle ossia lo sfregamento, la spremitura (per esempio per i brufoli), punture e morsicatura della pelle. Le persone che soffrono di tale disturbo spesso trascorrono molto tempo nell’attuare questa pratica, a volte anche per diverse ore al giorno il tutto per mesi o anni. Lo stuzzicamento della pelle causa un disagio clinicamente significativo con la compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo in altre  aree importanti. Le persone con questo disturbo spesso tentano di nascondere agli altri tale pratica o di camuffare i segni  attraverso il trucco o l’ abbigliamento, e ciò a causa di un notevole disagio dovuto ad i imbarazzo, vergogna e la sensazione di perdita di controllo. Sovente individui con disturbo da escoriazione hanno compiuto vari tentativi per ridurre o interrompere lo stuzzicadenti della pelle.

Le persone che soffre del disturbo da stuzzicamento della pelle, spesso accompagnano tali azioni con una gamma di comportamenti rituali che coinvolgono la pelle o le croste. Ciò significa che gli individui possono ricercare una particolare crosta da strappare e possono esaminarla,  giocare, tenerla in bocca o ingerire la pelle dopo averla strappata. Lo stuzzicamento della pelle può anche essere preceduto o accompagnato da vari stati emotivi come ad esempio sentimenti di ansia o noia, può essere preceduto da un aumentato senso di tensione (o immediatamente prima di stuzzicare la pelle o quando si tenta di resistere all’impulso di stuzzicarla) può esserci una gratificazione, un piacere, un senso di sollievo quando la pelle è stata stuzzicata. Le perone spesso  riferiscono di stuzzicarsi perché non riescono a tollerare  una irregolarità minima della pelle o per ridurre una sensazione corporea sgradevole. Alcune persone hanno una maggiore consapevolezza (ossia preceduto da tensione e seguito da sollievo) altri in modo più automatico (ossia quando lo stuzzicamento della pelle si verifica senza una precedente tensione e senza una piena consapevolezza) altri ancora possono presentare un mix di entrambi gli stili comportamentali. Spesso tale pratica non si manifesta in presenza di altre persone, per il disagio sentito ma può avvenire in presenza dei familiari più stretti.

La prevalenza di tale disturbo si aggira nella popolazione intorno all’1,4%;  è un disturbo che colpisce maggiormente le femmine. Questo disturbo può presentarsi a varie età tuttavia lo stuzzicamento della pelle esordisce più spesso durante l’adolescenza, frequentemente in coincidenza o in seguito dell’esordio della pubertà. Molto frequentemente il disturbo ha inizio con una condizione dermatologica come esempio l’acne.

Quale Terapia?

Tramite una terapia di tipo psicodinamico è possibile individuare le dinamiche e i processi di pensiero e le emozioni  che stanno alla base del disturbo e del suo mantenimento.

Che cos’ è il disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci?

Per tale disturbo si intende un quadro clinico in cui predominano ossessioni, compulsioni, stuzzicamento della pelle, strapparsi capelli, o peli, e altri comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo o altri sintomi caratteristici di disturbi ossessivo-compulsivo correlati. I criteri per stabilire tale disturbo si possono effettuare tramite un’anamnesi, dall’esame fisico o da risultati di laboratorio. I sintomi descritti prima si sono sviluppati durante o subito dopo una intossicazione o un’astinenza da sostanze oppure in seguito all’esposizione al farmaco(che può produrre tali sintomi). L’alterazione che segue non è meglio spiegata da un disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati che non è indotto da sostanze/ farmaci.

I principali sintomi sono:

– i sintomi precedono l’esordio dell’uso della sostanza/ farmaco

–  i sintomi persistono per un periodo di tempo considerevole (circa 1 mese) dopo la cessazione di una sindrome di astinenza acuta o di una grave intossicazione

– possono esserci evidenze che suggeriscono l’esistenza di un indipendente disturbo ossessivo-compulsivo disturbi correlati non indotta da sostanze farmaci

– il disturbo non si verifica esclusivamente nel corso di un delirio e deve causare un disagio clinicamente significativo o la compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Nella popolazione generale ci sono pochi dati a disposizione tuttavia sembra che il disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati ridotto da sostanze sia un fenomeno molto raro.