La solitudine del mondo connesso 

«C’è una solitudine dello spazio
una solitudine del mare
una solitudine della morte, ma
sono tutte compagnia
paragonate a quell’altro spazio più nel fondo,
quella privatezza polare:
un’anima sola con se stessa
finita infinità.»

(E.Dickinson)

Alcuni mesi fa è uscita una interessante notizia sulla risposta che il governo britannico ha dato sul problema della solitudine. Nello specifico la premier britannica Theresa May ha disposto un ministero che si occupi dei cittadini che vivono soli e/o non abbiano una rete sociale.

Si tratta in sintesi di un sottosegretariato alla solitudine, che dovrà occuparsi di 9 milioni di cittadini britannici che vivono da soli o soffrono di gravi problemi di isolamento. Sono molti i paesi che si occupano di questo problema ma non con una risposta così forte; l’attenzione è affrontata più in termini statistici e di ricerca che non in modo politico. Negli Stati Uniti, per esempio, ricerche dimostrano come il 28% degli statunitensi più anziani viva in uno stato di solitudine cronica. Ma cosa vuol dire vivere da soli? Quali e quanti sono i costi emotivi, psicologici che si trasformano in costi sociali? Le indagini hanno dimostrato che chi passa la propria esistenza in queste condizioni è più soggetto a patologie come ipertensione, problemi al cuore e demenza. Uno studio dell’università della California-Los Angeles, ha dimostrato che chi vive da solo ha più probabilità di soffrire di elevati livelli di infiammazioni croniche, che può portare a varie problematiche di salute. Sono inoltre molo alti i rischi di sviluppare una depressione, una scarsa cura di se stessi e in generale di precipitare in un circolo vizioso che col tempo può trasformarsi in un vero e proprio isolamento sociale. Qual’è la situazione in Italia?

I dati più recenti al riguardo riguardano il 2015 (Eurostat) e dicono che nonostante il nostro sia il Paese delle piazze e della vita all’aperto il 13,2% degli italiani sopra i 16 anni sostiene di non avere una persona alla quale, in caso di bisogno, chiedere aiuto. Ancora, l’11,9% degli italiani non ha qualcuno – un amico, un famigliare – con cui parlare in caso di bisogno dei propri problemi personali.

Ci si può chiedere se un ministero che si occupi di solitudine possa bastare a risolvere un problema così diffuso e complesso. Sicuramente prematuro per dirlo, ma il solo fatto di averlo pensato e di averlo creato, da l’idea che comunque ci siano dei pensieri e delle idee (ci si auspica con delle azioni) su un tema così importante per tutti. Pensare alla solitudine come ad un problema in espansione, ci ricorda che nonostante siamo connessi attraverso il web ed i social con il mondo, con gruppi, con gli amici ecc… possiamo essere più soli di quel che pensiamo. Le relazioni continuano, nonostante il progresso, a richiedere l’interazione con l’altro, con gli occhi, con gli sguardi, con le strette di mano, con gli abbracci, con le parole, con i sorrisi.  Ma le relazioni e le reti sociali, vanno sempre seminate, anche da giovani e man mano che si cresce, se ne possono raccogliere i frutti, a maggior ragione quando l’età che avanza può creare meno occasioni di conoscenza.